Milano in tram, Atm racconta il mezzo simbolo della città

Non solo un mezzo di trasporto, ma un simbolo della città. È questo il tema della presentazione del libro “Milano in tram, alla scoperta della città” tenutasi questa mattina a Milano presso Palazzo Morando, nell’ambito di Bookcity. Alla realizzazione dell’opera hanno collaborato 33 autori, tra i quali la giornalista e scrittrice Rosa Teruzzi e l’attore Gigio Alberti. Ognuno di loro ha portato storie, fotografie, diversi racconti incentrati sui tram che nel corso degli anni hanno attraversato la città. Un lavoro che è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione di Atm, l’azienda dei trasporti milanese, che ha messo a disposizione il suo archivio fotografico.
“Il tram non serve solo a spostarsi, ma è anche un luogo di incontro sociale. Sul tram si vede la città che cambia” ha commentato la presidente Atm Gioia Ghezzi, che ha colto l’occasione per sottolineare come “chi prende il mezzo pubblico contribuisce a rendere la città più vivibile, con un traffico meno intasato”. “Un volume bello e milanese” lo ha definito la presidente del Consiglio Comunale Elena Buscemi: “Quello dei milanesi con il tram è un rapporto d’amore, che a volte diamo per scontato ma che ad esempio per turisti e stranieri è una vera scoperta”.
Il libro racconta storie comuni, piccole e grandi, con racconti che riportano indietro nel tempo, come la nascita del famoso detto milanese “Tachet al tram”, che riporta l’immagine degli operai che arrivati all’ultimo minuto dovevano letteralmente aggrapparsi al mezzo; oppure della “Gioconda”, un modo scherzoso per soprannominare il tram per il trasporto dei morti. Attraverso il tram è passata anche la resistenza: il mezzo infatti nel 1944 divenne un simbolo della lotta al fascismo, quando durante lo sciopero dei tranvieri, come riporta Luca Crovi, fumettista e presentatore dell’evento, i fascisti ne presero il posto, riuscendo a fracassarne per imperizia ben cento sessantasei. Da ricordare la famosa fotografia di Moira Orfei sul tram di Piazza Duomo, e l’iconico 1928.
Storie dunque non solo di un mezzo di trasporto ma anche di persone, non solo quelle che lo usano per spostarsi ma anche di quelle che sul tram ci lavorano: “Mi sono messo in contatto con diversi tranvieri per il mio racconto- spiega Gigio Alberti- e ho visto come esista un vero spirito di appartenenza e di corpo, un amore per questo mezzo, che ha un fascino molto particolare, che ha una storia lunghissima. E quelli che guidano il tram di questa storia sono assolutamente coscienti e orgogliosi, una cosa bellissima secondo me”.