Referendum, a Milano ha votato il 36,7% . L’affluenza maggiore nel Municipio 3, la più bassa nel Municipio 1

L’affluenza a Milano città per i cinque referendum su lavoro e cittadinanza è del 36,7 per cento. Lontana dal quorum ma più alta della media nazionale.  Dei nove municipi cittadini l’affluenza maggiore è stata nel Municipio 3 con un dato di poco superiore al 42% e la minore è stata nel Municipio 1 con meno del 34%.

“E’ evidente che non abbiamo raggiunto l’obiettivo, poi dentro questi dati bisognerà guardare ai dati definitivi che ritraggono le aree metropolitane partecipare di più rispetto ad altre aree però è evidente che il quorum non è stato raggiunto, dal punto di vista sindacale noi avevamo un obiettivo e quell’obiettivo è in là da venire”, ha commentato il segretario della Cgil Milano Luca Stanzione.

“Abbiamo visto una campagna referendaria crescere, ce l’abbiamo messa tutta, i dati della nostra area metropolitana ci dicono che c’era tutto un comitato fatto di associazioni, di partiti e organizzazione sindacale che è lì a dimostrare che ci abbiamo creduto fino alla fine – ha proseguito -. Anche la propensione al voto di un area metropolitana come Milano, ed è un dato che affineremo, sembra essere maggiore rispetto ad altre aree metropolitane cioè ‘peschiamo’ di più nell’astensione e questo è il segnale di un referendum che ha comunque parlato alle condizioni materiali delle persone”.

Tra i commenti del centrodestra che aveva invitato all’astensionismo, c’è anche quello del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Referendum “strumentali, costati milioni di euro e nati con un solo obiettivo: attaccare il Governo di centrodestra”, ha detto. E sul quesito relativo alla cittadinanza con cui si proponeva la riduzione da 10 a 5 anni di residenza per la richiesta, ha sottolineato, c’è stata “una risposta chiara e netta. Mentre l’Istat certifica la disoccupazione ai minimi storici, la sinistra ha passato mesi a dipingere un’Italia allo sbando, proponendo come soluzione la cittadinanza facile”. “Il cosiddetto ‘campo largo’ della sinistra si ferma davanti alla realtà”.