Urbanistica, indagato anche il sindaco Sala. FdI e Lega chiedono le dimissioni

I consiglieri del centrodestra nell'Aula consiliare

Protesta di Lega e Fratelli di Italia sia fuori da Palazzo Marino e che nell’Aula del Consiglio comunale per chiedere le dimissioni del sindaco Giuseppe Sala dopo gli sviluppi delle inchieste sull’urbanistica che lo vedono tra gli indagati assieme all’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi. Sala riferirà in Consiglio nella seduta di lunedì.

I consiglieri dei due partiti di opposizione hanno mostrato striscioni e cartelli con la scritta “”Dimissioni, Beppe Sala e la sua Giunta liberino Milano”. Non chiede invece le dimissioni, l’altra forza del centrodestra, Forza Italia. Il capogruppo Luca Bernardo ha spiegato: “Forza Italia è pronta a fare sua parte con lucidità, visione e spirito di servizio, con la sua abilità politica, con proposte concrete, in maniera istituzionale, equilibrata e lungimirante. Non con un’azione puramente polemica ma con una risposta che sia di cultura di governo e istituzionale” ovvero “sobria competente e orientata al futuro”. Bernardo ha poi elencato alcune “proposte concrete” come “una commissione straordinaria sull’urbanistica”. “Ribadiamo la centralità di Forza Italia per Milano – ha concluso parlando dell’opposizione – siamo alleati non passivi, ma riformatori. Forza Italia lavora per proposte credibili, con sguardo ampio e lungimirante”.

Da parte del Pd in Consiglio comunale la conferma del pieno appoggio al sindaco: “Rigettiamo con forza la narrazione tossica e profondamente sbagliata di questi giorni. Esprimiamo il nostro sostegno al sindaco Giuseppe Sala, che ha scoperto dai giornali di essere indagato – ha detto la capogruppo Beatrice Uguccioni -. Siamo certi dell’integrità personale e dell’onestà amministrativa di Sala. Chi cerca di evocare fantasmi da Prima Repubblica per costruire un racconto di corruzione diffusa dimostra malafede, irresponsabilità e scarso amore per la nostra città. Abbiamo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, consapevoli però che, per chi è garantista, ciò che conta sono le sentenze, che non si scrivono sui giornali o sui social”.