Su Mianews, uno speciale settimanale dedicato alla comunicazione e all’informazione sul terzo settore a Milano e Lombardia, realizzato in collaborazione con l’agenzia ‘Le Acrobate – Idee parole comunicazione’. Tra gli argomenti, le campagne, gli incontri, i progetti e gli appuntamenti di grandi e piccole associazioni, fondazioni, gruppi organizzati al servizio della promozione sociale e della solidarietà per raccontare un settore tra i più importanti e dinamici del territorio
Confcooperative Lombardia: la casa è una priorità sociale
“La questione della casa ha cambiato natura. Non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente fragili né esclusivamente i grandi centri urbani, ma coinvolge territori sempre più ampi e una platea sociale più estesa”. Lo afferma Nicoletta Piccirillo, confermata presidente di Confcooperative Habitat Lombardia, la federazione di Confcooperative Lombardia che riunisce le cooperative di abitanti e promuove soluzioni abitative accessibili, sostenibili e di qualità, contribuendo allo sviluppo di politiche per la casa e alla risposta ai bisogni abitativi dei territori. In tutto riunisce 211 cooperative aderenti, con 18.790 soci, 259 occupati e un valore della produzione pari a 113 milioni di euro.
Il contesto lombardo evidenzia con chiarezza questa trasformazione. A fronte di un patrimonio abitativo rilevante, crescono le difficoltà di accesso alla casa, soprattutto nelle aree a maggiore pressione abitativa. In Lombardia, al 31 dicembre 2023 (elaborazione dati Confcooperative Lombardia), le abitazioni non occupate sono oltre 1,1 milioni, pari al 20,6% del totale. Tuttavia, nelle aree più dinamiche il dato si riduce sensibilmente: nella provincia di Milano si attesta all’11,8%, nella provincia di Monza e Brianza al 13,2%, mentre nel comune di Milano è pari al 12,7%. Un quadro che mette in evidenza una contraddizione strutturale: la presenza di un patrimonio abitativo consistente non si traduce automaticamente in accessibilità. “Non basta che le case esistano”, ha sottolineato Piccirillo, “è necessario che siano economicamente accessibili, disponibili nei territori dove c’è domanda e adeguate ai bisogni che stanno cambiando”.
Negli ultimi anni si sono infatti rafforzate dinamiche di spostamento della domanda abitativa dai grandi centri verso territori limitrofi, che faticano a rispondere sia ai nuovi flussi sia alle esigenze delle comunità locali. In questo scenario, il tema della casa ‘abbordabile’ si impone come una priorità sempre più rilevante anche a livello istituzionale. “La cooperazione di abitanti ha dimostrato di essere uno strumento attuale. Il modello funziona, ma deve sapersi adattare e innovare, mantenendo saldi i propri valori. Oggi non è più sufficiente progettare case. Dobbiamo progettare habitat, capaci di integrare qualità degli spazi, servizi e relazioni, contribuendo a costruire comunità più coese” conclude la presidente Piccirillo.
Ledha: webinar su “Disabilità e lavoro”
“Disabilità e lavoro, tra problemi e opportunità” è il titolo dell’incontro online gratuito promosso dalla Ledha – Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità mercoledì 22 aprile, dalle ore 9.30 alle 12.30, con focus sulle norme e sulle misure a sostegno dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Grazie alla partecipazione di rappresentanti istituzionali ed esperti del mondo associativo, il webinar approfondisce gli strumenti normativi nazionali e regionali della Lombardia, i servizi per le persone con disabilità con bisogni di sostegno intensivo, il ruolo del disability manager e il coinvolgimento dei vari portatori d’interesse (stakeholder) del settore.
Dopo i saluti istituzionali, Daniele Viola di ANFFAS Milano illustra gli strumenti normativi nazionali e regionali in materia di lavoro; da Regione Lombardia Monica Mussetti spiega la normativa regionale per l’implementazione della legge; Giovanni Banfi di UICI Lombardia si concentra sui servizi efficaci per persone con disabilità con bisogno di sostegno intensivo; Massimo Magni della Cooperativa Alveare di Bollate parla di connotazione e impieghi della figura del disability manager; infine il presidente di Ledha Alessandro Manfredi riflette su partecipazione e ruolo degli stakeholders.
Il webinar è gratuito ma è necessaria l’iscrizione online.
Per informazioni: comunicazione@ledha.it
Campagna Abiti Puliti: il ‘lavoro grigio’ in Bangladesh
Si avvicina il 24 aprile, data che segna l’anniversario del crollo del Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh: la più grave tragedia dell’industria della moda, in cui hanno perso la vita oltre mille lavoratrici e lavoratori tessili. Dopo 13 anni, questa data riporta l’attenzione alle condizioni ancora diffuse nel Paese: ritmi estenuanti, stress da calore, violenza di genere, carenze nella sicurezza e salari inadeguati, come evidenzia il rapporto “Fabbriche verdi, lavoro grigio” che analizza stabilimenti tessili certificati LEED nella filiera di grandi marchi internazionali. Presentate come modelli di sostenibilità ambientale, queste fabbriche nascondono spesso condizioni di lavoro lontane da standard dignitosi. Il rapporto è realizzato da FAIR, organizzazione che coordina la Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign che opera a livello internazionale per portare alla luce e cercare di risolvere i casi di violazione dei diritti umani nei Paesi di produzione tessile.
L’indagine valuta l’industria dell’abbigliamento in Bangladesh, dove si riforniscono diversi brand di moda, con l’obiettivo di promuovere la tutela dell’ambiente e, allo stesso tempo, la protezione dei lavoratori e delle lavoratrici e un’occupazione di qualità. Questi sono gli elementi fondanti della transizione giusta, per cui il rapporto propone a tutte le aziende operanti nel Paese un serie di raccomandazioni, tra cui la firma dell’Accordo internazionale per la salute e la sicurezza nell’industria tessile e dell’abbigliamento. I marchi già coinvolti nel programma sono inoltre chiamati a utilizzare la propria influenza per includere i rischi legati allo stress da calore e altri pericoli climatici, garantendo allo stesso tempo prezzi equi e pratiche commerciali corrette. E inoltre ad assicurare l’adozione di misure contro tutte le forme di violenza e molestie di genere nelle fabbriche, e ad assicurare che i lavoratori possano formare e aderire liberamente ai sindacati senza timore di ritorsioni. Fondamentale poi riconoscere un salario dignitoso, da considerare anche una misura primaria di adattamento, che consentirebbe ai lavoratori di scegliere abitazioni più sicure, un’alimentazione sana e di investire in sistemi di ventilazione, isolamento o raffrescamento per affrontare la crisi climatica.
Dagli anni ‘80, il Bangladesh è uno dei principali attori nell’industria globale dell’abbigliamento; nel 2010 è diventato il secondo esportatore mondiale di abbigliamento (dopo la Cina) con un valore delle esportazioni di circa 12 miliardi di dollari, aumentati a oltre 34 miliardi nel 2019. Una situazione dovuta alle agevolazioni fiscali, agli incentivi alle esportazioni, a una forza lavoro a basso costo. È da questo contesto che nasce la cosiddetta fast fashion. Oggi il settore tessile conta 4 milioni di lavoratori, la cui stragrande maggioranza sono donne, che lavorano nelle 4.000 fabbriche del Paese. Di queste, sono 248 le fabbriche bangladesi che hanno ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), un fiore all’occhiello dal punto di vista della sostenibilità ecologica degli edifici e di riduzione dei consumi energetici, che ha permesso a molti marchi di migliorare la propria reputazione. Il Bangladesh è addirittura leader mondiale nel numero di fabbriche certificate con questo standard. Ma non basta: la certificazione LEED qualifica come “green” fabbriche che non garantiscono in parallelo condizioni di lavoro dignitose, con salari adeguati e presenza di sindacati, elementi che sono invece essenziali per definire un’azienda che tutela i suoi lavoratori e lavoratrici.
L’Accordo Internazionale che Campagna Abiti Puliti chiede alle aziende di sostenere e implementare è solo un primo passo per raggiungere una industria della moda davvero compatibile con i limiti del Pianeta, come spiega Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti: “Le politiche green, calate dall’alto senza il coinvolgimento della classe lavoratrice nelle varie fasi della transizione, non sono né sufficienti né efficaci per raggiungere un’industria della moda pulita, equa e democratica entro i limiti planetari. Per farlo è necessario un cambiamento strutturale e sistemico a livello nazionale e internazionale”.
Aperitivio e proiezione a sostegno del popolo libanese
Mercoledì 22 aprile l’associazione milanese Nuovo Armenia (via Livigno 9) ospita “Mezze for Lebanon”, una serata per parlare del Libano, Paese complesso fatto di storie e trasformazioni continue. Alle 19.30 si tiene l’aperitivo libanese e a seguire, alle 21, il dibattito e la proiezione del film “Waves ’98” di Ely Dagher. In collegamento Agnese Stracquadanio, giornalista, e Samer Maroun Matta, di Nation Station, iniziativa di mutuo soccorso che si occupa di distribuzione di pasti, acqua e beni di prima necessità alle persone sfollate a cui verrà devoluto il ricavato della serata.
La proiezione è a offerta libera con contributo minimo di 5 euro.
https://www.nuovoarmenia.it/
